25 anni fa moriva il piccolo Giuseppe Di Matteo

}11 Gennaio 2021

Sono trascorsi 25 anni dall’assassinio di Giuseppe Matteo, il figlio del collaboratore di giustizia Mario Santo, rapito a Piana degli
Albanesi, nel palermitano,  il 23 novembre 1993, quando non aveva ancora 13 anni, strangolato e sciolto nell’acido l’11 gennaio dopo 779 giorni di prigionia. Il piccolo, sequestrato per indurre il padre a interrompere la sua collaborazione con i magistrati, è stato ricordato con una commemorazione che si è svolta presso la Chiesa Madre Santa Maria di Altofonte. Un commando di boss, che indossava divise delle forze dell’ordine, disse al bambino che sarebbe stato condotto dal padre che era stato trasferito in una località protetta e con le sue dichiarazioni stava inchiodando, fra l’altro, il capomafia Giovanni Brusca, “padrino” di San Giuseppe Jato.
Il piccolo seguì i killer certo che avrebbe rivisto il padre. La madre di Giuseppe decise di denunciare la scomparsa del bambino alle forze dell’ordine soltanto venti giorni dopo il rapimento e lasciando passare due settimane dalla prima minaccia scritta recapitatele per posta: una foto del figlio che teneva in mano una copia del quotidiano “Il Messaggero” con la data del 29 novembre ’93 e un biglietto intimidatorio nei confronti del marito. La brutale morte di Giuseppe, strangolato da Brusca che lo aveva visto crescere, ha svelato, qualora ce ne fosse stato bisogno, il vero volto di Cosa nostra che per anni ha recitato il mantra falso “i bambini non si toccano”.

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