“Caro estortore ti scrivo”, 30 anni fa la ribellione di Libero Grassi

}10 Gennaio 2021

Era il 10 gennaio del 1991 quando sul Giornale di Sicilia venne pubblicata  la lettera di Libero Grassi al “geometra Anzalone”, falso nome usato dall’esattore del pizzo che aveva chiesto all’imprenditore di “mettersi a posto” pagando 50 milioni. “Volevo avvertire il nostro ignoto estortore – scriveva Libero Grassi – di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere… Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al ‘Geometra Anzalone’ e diremo no a tutti quelli come lui”. Poche parole per un gesto rivoluzionario in una città in cui le vittime pagavano senza ribellarsi. Libero Grassi rimase solo.  Isolato anche dai commercianti e dalle associazioni di categoria. Il 29 agosto 1991 avrebbe pagato con la vita quel rifiuto coraggioso: venne ucciso dalla mafia a pochi passi da casa, dove ora chi gli ha voluto bene, ad ogni anniversario, affigge un manifesto di carta. Una cerimonia che si ripete -ogni anno un nuovo manifesto prende il posto del vecchio usurato dal tempo e dalle intemperie – a simboleggiare un impegno che si rinnova. A raccogliere e promuovere la lezione di Libero Grassi fu subito la moglie Pina Maisano, scomparsa nel 2016, ma anche tanti commercianti, come i “ribelli” di Capo d’Orlando e, molti anni dopo, i ragazzi di Addiopizzo.

 

 

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