Mafia: Viminale, clan interessati a business vaccino Covid

}6 Gennaio 2021

I clan mafiosi sfruttano l’emergenza Covid. Le indagini rivelano che stanno già tentando di accedere alle misure di sostegno all’economia e di infiltrarsi nei servizi di sanificazione per le strutture turistiche e commerciali. Il rischio è che cerchino di mettere le mani sui vaccini. A lanciare l’allarme è l’ Organismo di monitoraggio istituito dal capo della Polizia. “La mafia vuol mettere le mani sul Recovery”, avverte il presidente dell’Antimafia Nicola Morra. Intanto, è ‘boom’ di attacchi informatici: sono aumentati del 353%I clan mafiosi sfruttano l’emergenza Covid. Preoccupa l’aumento durante la pandemia di oltre l’8% delle operazioni sospette segnalate all’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia (ben 67.382, di cui 1583 probabilmente legate direttamente all’emergenza sanitaria), riferibili soprattutto ad attività di riciclaggio (+9%). Ma inquieta anche il pericolo, già concreto, di una strumentalizzazione della stanchezza dei cittadini per le limitazioni legate alla pandemia e per la crisi economica, da parte di alcuni movimenti della destra, delle tifoserie, di gruppi antagonisti e della stessa criminalità organizzata, pronta a sfruttare il disagio sociale. Faro dunque puntato sulla diffusione dei vaccini che, segnala il rapporto, potrebbe interessare i gruppi criminali per “l’elevata domanda” e per “la fisiologica bassa offerta iniziale”. Rischi di infiltrazione ci sono non solo nei settori economici più colpiti dalla crisi (commercio al dettaglio, turismo, trasporti, attività di intrattenimento) con la mafia pronta a rilevare imprese e attività in sofferenza, ma anche in quelli resi maggiormente attrattivi dal protrarsi della pandemia, legati alla richiesta di presidi medico-sanitari, all’utilizzo dell’e-commerce, alla vendita al dettaglio di prodotti alimentari, ai servizi di pulizia e funebri. Da non sottovalutare nemmeno il pericolo del cosiddetto “welfare criminale”, con la criminalità organizzata pronta ad offrire il suo sostegno interessato a soggetti privati e operatori in difficoltà economica. E a confermare come il Covid possa rivelarsi per alcuni un grande affare sono anche i dati sulle frodi nelle forniture di mascherine a grandi e medie imprese, pari quasi a 25 milioni di euro in pochi mesi. Gli interessi attorno ai vaccini sono dimostrati anche dagli attacchi informatici subiti dal sistema sanitario e della ricerca per carpire “informazioni riservate”. Mentre alcune delle più rilevanti strutture sanitarie impegnate nel trattamento dei pazienti Covid sono state oggetto di campagne di “cyberestorsione”. Un fenomeno che si inquadra nel boom di attacchi informatici alle Infrastrutture critiche di rilevanza nazionale, con un incremento nei primi dieci mesi del 2020 del 353% e l’aumento del 104% delle persone denunciate. Non è un caso che mentre dal primo marzo al 31 ottobre del 2020 i reati nel loro complesso son diminuiti del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (sono stati 1.159.258 a fronte dei 1.546.740 del 2019), quelli informatici hanno fatto un balzo in avanti di quasi il 35%. Il web preoccupa anche per i reati che coinvolgono i minori non solo come vittime. Tra i fenomeni più recenti quello delle baby gang virtuali che organizzano pestaggi sui social e poi diffondono il video e i fight club, cioè l’uso delle app per promuovere dei veri e propri combattimenti per strada. Risse a cui partecipano decine di ragazzi con tanto di spettatori.

 

 

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